Il nome, Xiu Xiu, sembra quasi quello di un cane se pronunciato secondo le indicazioni che offre il dizionario cinese (sciou sciou – o sciù sciù), nasce da Xiu Xiu The Sent Down Girl, film cinese del 1998 girato da Joan chen.
Svelato questo, è solo musica, di fondo, gozzoviglia di citazioni e metabolismi delle stesse. Approfondimenti sonori, freschezza di suoni, innovazione e metafisica di un discorso musicale psicolabile e scosceso come un Ulisse di Joyce.
Incontrare Jamie Stewart, nato a San Josè, California, e residente oggigiorno a Seattle, è, a detta di giornalisti e critici, un’esperienza (poco) raccomandabile per via di tutti i pettegolezzi che girano attorno alla vita artistico/privata dell’artista. Un riflesso diretto dei suoi testi, delle cover dei suoi dischi, della musicalità che imprigiona nel supporto audio-digitale e che portano a vociferare (come se il mercato musicale fosse veramente una sorta di soap in piena piazza mondiale) su presunte sue tendenze bisessuali, incontri con trans, e una (mai accreditata ufficialmente) malattia mentale vicina alla schizofrenia.
Resta il fatto che Stewart è un genio come pochi. Come lo è stato Bowie ai suoi tempi. Come oggi difficilmente se ne trovano. Come oggi, mentre scrivo, non riesco a trovare un paragone adeguato in proporzioni che non leda la maestà di terzi. Stewart è un fuori classifica, mettiamola così. E la santificazione deve essere concessa senza passaggi di beatificazione, o attese giornalistiche.

Fabulous Muscles (2004) è l’opera più fruibile della band (o one man band, se vogliamo essere sinceri). Un disco dove l'apertura sonora e mentale è manifesta, nonostante la sua essenziale difficoltà di fondo. Il disco, ufficialmente il terzo a partire da Knife Play (febbraio 2002), e saltando il piccolo gioiello di ep che è Chapel of the Chimes, snatura il concetto di minimalismo musicale incastonatosi nelle prime due produzioni ufficiali. Se prima si parlava per un Knife play come un’opera struggente, teatrale, ossessiva, malata, malsana, e claustrale; o si marciva dentro il pornografico e psicotico A promise (febbraio 2003) (dove la copertina del “prostituto” nudo, con la bambola a testa in giù, ha fatto storia dell’alternative con il brano Ian Curtis Whishlist – tanto per capirci), Fabulous Muscles lascia cadere un raggio di polvere sul comodino invaso da scatolette di psicofarmaci. È un placebo. E funziona.

Stewart sembra aver trovato una (malsana) serenità col suo terzo disco. Tralasciando alle spalle le svirgolate, e sempre originali(ssime) esperienze di Chapel of the chimes, primo ep datato 2002, ponte tra passato nero perverso e presente blu inutile; e seguente Fag Patrol (ep introvabile datato 2003, nonostante alcune fonti indichino il 2005 – data di riedizione delle sempre poche copie), acustico viaggio sonoro del solo Stewart, senza Xiu Xiu, immerso in uno stato di grazia febbrile. Fabulous Muscles segna un vortice di radiosa e profumata poltiglia d’asfalto.
Siamo davanti alla maturazione collettiva della band. A quella individuale del compositore che, se nelle prime produzioni aveva sfiorato malinconicamente e inavvertitamente i vertici della creatività, ora fa lo stesso con una presa di coscienza diretta, e la volitività messa a nudo. Fabulous Muscles è il disco dell’esplosione sonora. Dove le miriadi di riferimenti sonori e musicali, vengono tritate e impastate in un totale suono fuorviante e sconnesso.
Per Fabulous Muscles Xiu Xiu/Stewart attingono a piene mani dagli anni '80, come sempre, del resto. Metabolizzano i Talk Talk, i Bark Psychosis, i Soft Cell, New Order, e il David Sylvian dei Japan; mordono fuggevolmente la tristezza de The Cure, ficcandola dentro il culo dei geniali Joy Division.
E trovando un loro sound preciso. Incisivo. Scoppiato.

Crank heart è una girandola anni ottanta sintetizzata e fuggevole. Una giravolta di suoni e melodia. Il ritmo sincopato dei campionamenti della batteria è rapportabile a vecchi pezzi disco. I luv the valley OH! è il capolavoro, a detta mia, non di tutti, ovvio, di Stewart. Ballata semplice. Caustica. Destrutturata dal contesto tipo della canonica canzone. E già da qui si potrebbe riporre il disco, non ascoltarlo più per non rovinarne la bellezza percepita. I luv the valley OH! grida dal profondo, brancola nel buio come un folle. Bunny gamer si avvita su se stessa. Posseduta. Little panda McElroy strizza l’occhio al passato. A quella vena triste. Da recupero da overdose. Piccolo gioiello di elettronica. Piccolo gioiello lo-fi/alternative folk, volendo. Nella traccia il punto di culmine è l’elettronica che prende possesso della canzone, triste, inaudita. support our troops (black angels OH!) è una spoken song rumoristica, noise, sperimentale. Fabulous Muscles, title track, e morbida, aperta, sa di sale e miele. Ricorda l’amico di Stewart Devendra Banhart (altro piccolo grande genio), si stringe al cuore con una chitarra classica, strappi di corda, arpeggi stonati. La voce si incunea sussurrata, lamentevole. Brian the Vampire esplode di sonorità anni '80. Talk Talk in pieno regime. Esplosione di suoni e colori. Nieces pieces è sperimentalismo da un supporto jazzato minimalista. Ottime le sezioni di fiati, la commozione (cerebrale, forse) di fondo. Clowne Towne è screziata di schizzi speramatici elettronici. Biancastri. Crescenti. Potenti. Prepotenti. Curata nell’arrangiamento di archi, nei piccoli suoni analogici, nel lamento vocale sempre presente. La base sembra quella di un videogioco anni '80 messo in musica. Fino all’apoteosi del tema centrale. Mike chiude il disco: decostruzione sonora. Crisi mentale musicale. Si parla tanto di industrial sperimentale (vedi Wolf Eyes, Wooden Wand & the Vanishing Voice), e non si considera questo gioiello schizoide di frammisto di industrial e wave e noise e experimental, che Blixa ci si farebbe le pippe.
Fabulous Muscles suona profondo. Acido. Antipsichedelico.
È come Gesù dopo dieci pinte: chissà che miracoli farebbe.
La prolifica produzione di Xiu Xiu ha di seguito segnato la musica con il contributo de La foret (2005), disco espressionista che più non si potrebbe; Life & Live (2005), live delicato. E l’ultimo, quanto fenomenale e neonato, The Air force.
Xiu Xiu sono (stati):
Caralee McElroy
Attualmente la formazione ha visto vari abbandoni e ritorni.
Discografia
2002 – Knife Play (5rc)
2003 – A promise(5rc)
2003 – Chapel of the chimes (ep)
2003 – Fag Patrol (ep)
2004 – Fabulous Muscles (5rc)
2005 – Life & live (live)
2005 – La foret (5rc)
2006 – Ciustico! (with Larsen)
2006 – The Air force (5rc)
Commenti
che cazzo, sto facendo danno con l'impaginazione. Peccato mortale, per un disco del genere.
E' andata benone, dai. La prox volta prova semplicemente a fare control+v senza guardare le icone. Il testo, spesso, mantiene l'impaginazione originale. Spesso:).
*
Ben ritrovato, stasera torno a casa e leggo tutto.
Salut!
E ti credo, era intervenuto Charlie Brown. Torno a spazzare.
Immenso.
(Charlie, dico a te - il pezzo non l'ho ancora letto. Sei grande).
Lo dici solo perché sono di colore... Comunque, dovere.
Matrivian, Charlie Brown mi suggerisce anche di dirti che non sarebbe male caricare le foto direttamente dalle cartelle interne:). Ne hai già due a tuo nome, secondo il solito percorso, accennato qui http://www.lankelot.eu/?page_id=32
Relata Refero!
(il rischio è che nei mesi a venire quelle foto non siano più disponibili sulla fonte originale...)
okay, segnato, è che sono pigro.
"Metabolizzano i Talk Talk, i Bark Psychosis, i Soft Cell, New Order, e il David Sylvian dei Japan; mordono fuggevolmente la tristezza de The Cure, ficcandola dentro il culo dei geniali Joy Division.
E trovando un loro sound preciso. Incisivo. Scoppiato".
> non li conosco abbastanza per poter sottoscrivere. Ho solo un pezzo, "I broke up", malaticcio quanto basta per invitare ad approfondire. Splendido pezzo il tuo.
Solo una domanda: pensi davvero quel che hai scritto a proposito di Devendra Banhart o era enfasi del momento? Posso chiederti dove hai riconosciuto il genio in Banhart? Non sono mai riuscito ad approfondirlo come si conviene, ma c'è qualcosa che mi fa patire nel suo sound.