O è una bocca spalancata. Un pozzo d’idee. Un anello dentro cui ficcarci il dito. Un’eclissi di sole anulare. Un tunnel. Un viaggio. Un disco. A scrivere e musicare questo piccolo scrigno di prodigi è un illusionista musicale di nome Damien Rice, nativo d’Irlanda, misantropo, fuggevole artista, faccia non da copertina della scena musicale. O è il suo piccolo infante prodigio. E noi siamo i suoi tutori, una piccola quota per portarci a casa in adozione permanente un gioiello fatto carne, ossa, sangue.
O è un disco pubblicato nel 2004 in Irlanda, Inghilterra, piccola parte dell’Europa. Italia e altre nazioni l’hanno visto e conosciuto appena all’inizio del 2006. Qualche rivendita lo aveva già in qualche angolo del magazzino. Ma la grande distribuzione ha trovato luce solo nel 2006, purtroppo. Qualcuno ha avuto il privilegio di apprezzare la colonna sonora e gli intarsi musicali nella meravigliosa pellicola di Mike Nichols Closer, dove Damien cantava The Blower’s daughter in un sottofondo sentimentalistico e intimo d’immagini e dialoghi avviluppati al cuore. Quel qualcuno ha recuperato il disco. E il passaparola ha dato i suoi frutti, fortunatamente, grazie a internet.

Damien Rice è un tipico songwriter. Chitarra acustica. Violoncelli. Abbozzi pianistici. Arpeggi. Voce rotta dalla tristezza. Dall’amore per la musica. E collaborazioni e interventi di voci femminili nei suoi brani, fondamentali per la tessitura emotiva del brano. Damien è atipico, avvicinabile soltanto a livello ideale a personaggi come Nick Drake, Donovan, Matt Elliot, Phil Ochs, il primo Cat Stevens. Non ha niente di nessuno, ma è per capire l’identità dell’artista. Maestro di vita di personaggi come Josh Ritter, e Terry Sotton (con cui si accompagna, di tanto in tanto, nei sempre più rari live).
Siamo davanti a un infame figlio di puttana. Uno che ti scava nel cuore e sminuzza le tue vene coronarie. Per intensità di racconto e intimismo, la critica ha spesso associato la sua voce, e il suo modo di proporre testi e musiche, a Sua Santità Tim Buckley. Damien è un delicato ragazzino che canta storie, non chiede scusa per la tristezza che t’infonde, risultando, a chiusura del disco, il diretto responsabile di un magone di fondo, di una felicità sconnessa, ombrosa e vuota.
Damien Rice è una relazione d’amore di cinque anni e mezzo che finisce senza che nemmeno ci si renda conto del perché. È quel disorientamento. Ieri tutto okay, oggi invece non c’è più niente: tutte le abitudini sconvolte, ogni singola cosa dimenticata, accantonata, remota. O è questo: un disco da ascoltare abbracciati sotto un piumone, mentre fuori piove, mentre è tardi avanti sera. Suona dolce e morbido, mai melenso, secco e diretto come uno schizzo in vena. Avvalorato dalla pregevole prestazione di Lisa Hanningan, vocalist femminile, amica dell’artista. Voce delicata e angelica. Mai esagerata.
Il disco apre con Delicate, pacata melodia dai sapori di folk nordica. Arpeggio posato. Voce soffocata sul fondo di un barile. Ottenebranti gli ingressi degli archi nella struttura del brano: poesia. Volcano è traslucida. Un ritmo che fa il filo a una tendenza jazzata, sincopi, ripetersi ritmico e claustrofobico, mentre la voce si districa. Ottimi i duetti con la Hanningan. The Blower’s Daughter è il singolo lanciato su Closer, morbida, tesa, febbrile traccia sembra slacciarsi dalla pancia per fuoriuscire da ogni poro del corpo. Cannonball suda lievità: chitarra e basso all’unisono, Damien che sussurra, un ritmo intimo. Old chests offre un arpeggio stoppato. Quasi una spoken song, Damien si rivolge al vento, quasi. Un climax melodico continuo è la forza della melodia del brano. Anche qui gli archi sottendono il pathos del brano. Amie è una ballata secca e pura, un suono che sembra venire dal cuore, mi riporta alla mente il grande Nick Drake in questo caso. La voce che si trascina tra gli accordi, per poi aprirsi nella melodia, mentre sotto lievi accenni d’ebow riempiono il vuoto sentimentale, mentre gli archi volano, si districano in un eccezionale arrangiamento: mentre la melodia sprofonda, loro salgo, aprendosi, rigirandosi tra toni e semitoni. Cheers Darlin’ ha un clarino d’apertura. Poi cresce. Effetti rumoristici di sottofondo. Poche percussioni, piano minimalista appena accennato e improvvisato. La voce filtrata. Damien che lamenta. Inchiodato al suolo. Pronto a esplodere, e sussurra. Il brano è privo di struttura precisa. È una narrazione continua in musica. Fino all’esplosione finale. Cold Water ritorna al debito sentimentale lanciato con Amie. La Hanningan è delicata, mai invasiva, si insinua nel petto, Rice ci lecca con qualche nota chitarristica, il pianoforte d’ovatta che accompagna questa splendida ballata dai tratti cupi sul finale. L’ingresso di Rice, come si incunea sul coro malinconico, è unico. I Remember è uno specchio: voce maschile e femminile uno di fronte all’altra. Uno spaccato musicale: prima la Hanningan su un arpeggio di Rice, posato. Lei che spiega le sue ragioni in un rapporto. Poi lui, che cambia il mood del brano, imprime forza, groove, ritmo. E tempo. Aumenta. Scandisce. Batte il petto. Eccolo, sale, e mormora, dapprima, poi si avvolge: solo chitarra e voce. E battere e ribattere, mentre gli strumenti crescono, un tripudio orchestrale, voce maschile che riporta le sue ragione. Ottimo brano, ottima la versione live al Late Show (recuperatela). E Eskimo chiude il disco. Dopo la precedente tempesta ancora un suono levigato, un raggio di luce in questo tripudio acustico di malesseri emotivi. Damien Rice ha prima affondato il coltello nel petto dell’ascoltare, ora ne cura le ferita, con una ballata morbida, dalle sonorità ottimiste, dove il finale lirico sembra salutare.
Una nota da segnalare sono le bellissime ghost track, in primis: la prima: voluttuosa, elettrica, prepotente e algida.
La seconda: Silent Night rivisitata, cantata a cappella da Lisa Hanningan, con un altro testo, un’altra storia da descrivere. E le splendide b-sides conservate nel doppio cd della versione speciale di 0, dove una Woman like a man riecheggia di quei sensazionili dialoghi Rice / Hanningan.
Il pregio di O, oltre della qualità, è quello di essere stato inciso su un mixer di 8 e 16 canali. A casa. Nella privata magione di Damien. E questo, oggigiorno, conferisce, a mia vista, una genuinità di suono e violenza sentimentale che pochi dischi riescono ad avere e conservare. O è un disco nato e concepito per casa, per il focolare, perché suonato tra quattro pareti e tra quattro amici. Damien ha così voluto, oltre che dilettarsi dalla chitarra, al basso, alle percussioni, al pianoforte, e qualche fiato, attorniarsi di musicisti amici, e incidere, senza pensare al futuro.
Oggi il disco viene portato in tour in piccoli localini, senza strafare. Chi lo vuole apprezzare lo ha già fatto, chi vuole farlo è ancora in tempo. Lo sarà sempre.
Damien Rice band
Tomo – Batteria e percussioni
Vyvienne long – cello
Shane Fitzsimons – basso (track 1,8,9)
Lisa Hanningan – voce
Damien – voce, chitarra, piano, clarino.
Hanno collaborato con “O”
Jean Meunier – Piano
Caz baby – djambè
Marc Kelly – Chitarra in “The blower’s Daughter”
Conor Donovan – Timpani e percussioni
Commenti
Applausi a questa recensione.
Il disco è da pelle d'oca, non vedo l'ora che ci regali qualcosa di nuovo.
La vicenda di "Closer" cui accenni è capitata precisa al sottoscritto; ne rimasi folgorato. Quella canzone è riuscita a dare il tono a tutto il film. Succede di rado.
Cito Drago: "Succede di rado", è vero, spesso è un limite, ma quando centrano il senso, il soud delle immagini, allora è più la canzone delle scene del film (vedi Perfect day in "Trainspotting", dal giorno Perfect day è la mia canzone preferita di sempre, tra tutte).
Cito Benforte: "Non vedo l'ora che ci regali qualcosa di nuovo". A chi lo dici. ;)
Mi piacerebbe tanto saper scrivere cosi di musica. Complimenti davvero. Non ho mai ascoltato il disco e mi è venuta forte curiosità di farlo.
Ascoltato in cuffia oggi stesso e poi comprato. Grazie per la dritta, a te e ad Antonio che l'aveva precedentemente recensito. é proprio un bel disco, nel tempo vi dirò di più. Conoscevo solo il tema di "Closer", ma non sapevo di chi fosse.
Felice di aver incontrato i tuoi gusti. ;)
"O è questo: un disco da ascoltare abbracciati sotto un piumone, mentre fuori piove, mentre è tardi avanti sera. Suona dolce e morbido, mai melenso, secco e diretto come uno schizzo in vena." > l'ultima immagine mi fa un po' spavento, considerando che detesto le iniezioni e non ne faccio da almeno 20 anni. Ma è incisiva.
Questo passo del tuo pezzo è davvero molto romantico e indovinato. C'è una collega, qui in ufficio, che sta ascoltando proprio O, adesso. Niente piumone e niente pioggia, ma quella fantasia sembra ripetersi nel suo sguardo. Ah, voi romantici.
*
(gran pezzo).
Aspetterò il momento giusto: pioggia, chiuso in casa, sotto le coperte, e una Lei che se lo merita. Poi vedremo che effetto fa;)
Ribadisco anch'io: gran pezzo il tuo, è raro che compri un album leggendo una recensione. Non so se prima fosse mai accaduto.
bellissimo pezzo.
grazie.
DAMIEN Il mio
DAMIEN Il mio ispiratore!!!...questa e' una mia piccola cover
http://www.youtube.com/watch?v=NJp1MmoMH_0