Si è sempre parlato poco di quest’album di Bob Dylan, “Street Legal”, del 1978. Forse perché esce a soli due anni di distanza dallo splendido “Desire”, ed è il disco che precede una serie di album del menestrello del Minnesota fortemente intrisi di religiosità e richiami al cristianesimo, non particolarmente ispirati e ricordati soprattutto per la “svolta religiosa” più che per la qualità delle canzoni.
“Street Legal” è, quindi, un disco spartiacque, se così si può definire, realizzato velocemente perché – lo stesso Dylan ricorda che fu impiegata una sola settimana per registrarlo, e un’altra per farlo uscire – la sua band doveva tornare in tour e forse influenzato da alcuni avvenimenti della sua vita privata particolarmente travagliata in quel periodo, a causa del divorzio imminente dalla moglie Sara e di un’improvvisa conversione alla religione cristiana.
Ma non per questo “Street Legal” dev’essere considerato un disco minore di Dylan, una prova poco riuscita, frettolosa o incompiuta, come qualcuno ha sottolineato. “Street Legal” è un album di ottima musica, che regala nove canzoni particolarmente belle e affascinanti, a metà tra il live e la registrazione in studio, quasi tutte particolarmente orecchiabili e travolgenti. E, ascolto dopo ascolto, il disco cresce di intensità e bellezza, se ne scoprono particolari in un primo momento poco evidenti, sfumature sonore di uno stile unico e irripetibile.
L’album inizia con la splendida “Changing of the guards”, ballata melodica e malinconica basata soprattutto sul canto controcanto tra Bob Dylan ed un meraviglioso coro femminile, quasi gospel. Le atmosfere sono leggere e romantiche, con Dylan che parla d’amore, di tradimento, di passato e futuro, in una canzone fortemente autobiografica, simbolo di quel cambio di guardia, qual travaglio interiore attraversato dall’artista americano, sia spiritualmente che dal punto di vista sentimentale (“Gentlemen, he said / I don't need your organization, I've shined your shoes / I've moved your mountains and marked your cards / But Eden is burning, either brace yourself for elimination /Or else your hearts must have the courage for the changing of the guards”).
“New Pony” è una ballata country-blues molto ritmica e ironica, nella quale Dylan canta del suo nuovo pony, metaforicamente un nuovo amore andato a sostituire quello della ex moglie Sara (“Once I had a pony, her name was Lucifer / I had a pony, her name was Lucifer / She broke her leg and she needed shooting / I swear it hurt me more than it could ever have hurted her”). Il ritmo è lento, sempre presente il coro femminile, ma il pezzo non coinvolge totalmente.
“No time to think”, invece, ritrova subito il Dylan dei tempi migliori, sia dal punto di vista del testo che della musica. Il ritornello è coinvolgente (“Loneliness, tenderness, high society, notoriety. / You fight for the throne and you travel alone / Unknown as you slowly sink / And there's no time to think”), le voci femminili come sempre emozionanti, ed il risultato è una bellissima ballata romantica.
L’album continua con “Baby Stop Crying”, elegante e delicata, forse troppo commerciale, ma di sicuro un pezzo da ascoltare con piacere. Dylan interpreta alla perfezione il ruolo dell’uomo che implora la sua donna di non piangere (“Baby, please stop crying. / You know, I know, the sun will always shine / So baby, please stop crying 'cause it's tearing up my mind”), e la canzone si caratterizza per improvvisi ed emozionanti crescendo sonori, ben intrecciando melodia e parole.
“Is your love in vain?” è un pezzo molto romantico, nel quale Dylan si interroga sull’amore della propria donna, sulla sua sincerità, in un pezzo molto toccante dove la musica resta in secondo piano, lasciando spazio all’interpretazione esemplare del poeta-cantante (“Are you so fast that you cannot see that I must have solitude? / When I am in the darkness, why do you intrude? / Do you know my world, do you know my kind / Or must I explain? / Will you let me be myself / Or is your love in vain?”).
“Senor (tales of Yankee power)” è, probabilmente, il pezzo più riuscito del disco, sia musicalmente che dal punto di vista compositivo. Si tratta di una ballata lenta e struggente, con il sax ed il piano che ricamano un tappeto sonoro magnifico, mentre il testo risulta oscuro ed enigmatico, con un misterioso “Senor” che accompagna il protagonista del brano per luoghi e terre sconosciute e desolate (“Senor, senor, do you know where we're headin'? / Lincoln County Road or Armageddon? / Seems like I been down this way before. / Is there any truth in that, senor?”).
Concludono il disco tre belle canzoni: la delicata “True love tends to forget”, ironica ed amara, sulla capacità del vero amore di tendere a dimenticare anche i torti e i comportamenti più crudeli, da parte della compagna che si ama; la semplice e diretta “We better talk this over”, che fa del coro femminile del ritornello accattivante il suo punto forte e la travolgente “Where are you tonight (journey through dark heat)”, splendida nel suo crescendo finale, ricco di energia, data soprattutto dall’immancabile coro e dal sassofono. Una magnifica chiusura, quindi, in un pezzo molto carico e vibrante, a differenza del resto del disco, indubbiamente più rilassato e leggero.
Questo disco di Bob Dylan è, senza dubbio, da rivalutare, se non altro per quattro cinque canzoni memorabili e l’atmosfera, in generale, coinvolgente che caratterizza l’intera produzione. Un album di certo non indimenticabile, che impallidisce se confrontato ai capolavori indiscussi di Bob Dylan, ma che occupa il suo posto di prestigio nella discografia del menestrello poeta americano.
“Street Legal” è un lavoro semplice, diretto e interessante, ricco di canzoni di ottima fattura ben interpretate. La registrazione rapida e la produzione veloce del disco hanno, forse, dato addirittura qualcosa in più all’album, che suona più che mai artigianale, naturale ed essenziale. Il coro femminile che canta in tutte le tracce dà una marcia in più alle canzoni, in bilico tra blues, country e folk, molto orecchiabili e trascinanti. Un disco da riscoprire, quindi, dopo aver ascoltato i suoi più grandi lavori (“Highway 61 Revisited”, “Blonde On Blonde”, “Blood on the Tracks”), per coloro che amano Bob Dylan ma anche per chi conosce solo le sue canzoni più famose.
Tracklist
1.Changing of the guards
2. New pony
3. No time to think
4. Baby stop crying
5. Is your love in vain?
6. Senor (tales of Yankee power)
7. True love tends to forget
8. We better talk this over
9. Where are you tonight (Journey through Dark Heat)
BREVI NOTE BIOGRAFICHE
Bob Dylan è uno dei maggiori cantanti americani di tutti I tempi. Le sue canzoni hanno influenzato generazioni di cantautori e, tutt’oggi, continuano ad essere una base imprescindibile per chiunque voglia accostarsi alla musica.
La storia della sua vita è degna di un film. Il suo nome è, in realtà, Robert Zimmerman. Nasce a Duluth, nel Minnesota, nel 1941. Sin da piccolo adora la musica e suona la chitarra. A poco più di dieci anni scappa di casa per raggiungere Chicago, dove inizierà a suonare nei club e nel 1962 cambierà il nome in Bob Dylan. La critica si accorge di lui, del suo folk-rock, delle sue canzoni, dei suoi testi, delle sue musiche per chitarra e armonica. Nel 1961, a soli vent’anni, incide il primo disco, quasi tutte cover, ma dal successivo inizia a scrivere canzoni bellissime, molto legate alle tematiche sociali, spesso di protesta, che lo rendono un’icona della generazione del 68. Incide una serie incredibile di album, nel corso della sua carriera, tutti di altissimo livello. Da ricordare, soprattutto, The Freewheelin’ Bob Dylan, The Times They Are A-Changin’, Highway 61 Revisited, Blonde On Blonde e Desire.
Approfondimento in rete: Scaruffi, Ondarock, Kalporz, Bob Dylan.
Antonio Benforte, 11 luglio 2005.

Commenti
A pelle dubiterei dei dischi incisi in una settimana. Ma non conosco la tracklist, quindi prendo nota scoprendo interessanti aporie nella mia formazione di ascoltatore:). Merci.
http://www.tntvillage.scambioetico.org/index.php?showtopic=157015
ripresa da TNT VILLAGE