“La parola “un avi ossa e rumpi l’ossa” (la parola “non ha ossa e rompe le ossa”). La parola onesta rompe le ossa al ladro di Stato. Di conseguenza la parola onesta è proibita e quella disonesta agevolata. Tre sono i comandamenti dell’uomo di comando: primo, non hai altro dio che la latitudine; secondo, il comandare è meglio del fottere; terzo, per annebbiare la testa alla popolazione organizza una commissione. E, così, dopo dieci anni di furti, spuntò la commissione.” (pag. 174)
Comisso aveva a Trieste una società letteraria che lo comprendeva e lo giudicava. Le due colonne portanti erano Italo Svevo e Umberto Saba. “Questa era Trieste; ma così erano anche Parigi e la Russia di Lidin o di Babel. Tutta l'Europa era in attesa della nostra parola, e noi non sapevamo di vivere in un'epoca di così alta civiltà. Dovevano ancora avvenire le guerre e le loro e le nostre esasperazioni”, commentava, nel 1968.
«Nel 1918, tanto per cominciare da questa data, i consigli dei lavoratori e dei soldati tedeschi conquistarono la giornata lavorativa di otto ore. Nel 1967 le nostre operaie, i nostri operai e i nostri impiegati non lavoravano che quattro o cinque miserabili ore in meno alla settimana. E ciò malgrado il gigantesco sviluppo delle forze produttive e delle conquiste tecnologiche, sviluppo che in realtà avrebbe potuto consentire una grandissima riduzione dell’orario di lavoro».
Seppure scritti in un intervallo di qualche anno l’uno dall’altro – precedente il libro di Bettiza (2000) a quello di Rossanda (2005) – si tratta di due testi utili da affrontare parallelamente, per la certa ricorrente identità dei temi che vi vengono discussi e per il fatto che ciò avviene da punti di vista alternativi, talora apertamente discordanti.
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