“Non credere nel silenzio, viaggiatore, non bisogna aver fede nel silenzio; è una truffa, una trappola, qui non c'è il silenzio e perché mai dovrebbe esserci? Provati a pensare, che moltitudine. Una moltitudine? Tu dimentichi troppo spesso. Tu hai fede nel silenzio. Perché una moltitudine dovrebbe restare in silenzio? È assurdo! Perchè? Rispondi! Dorme. Ed io non ho più parole” (Parise, “I movimenti remoti”, p. 73).
Ravello, Golfo di Salerno: il dixie ribelle, apparentemente contrario all’imperialismo yankee come il nonno senatore, scrive il suo memoir. E talvolta è come se stesse raccontando un’altra storia a quel nonno cieco, che amava ascoltare le sue letture. Vidal ha un pubblico diverso, rispetto a quei giorni. Ma non ha smesso di raccontare, mai. E così, qui mescola politica, letteratura, memorie d’infanzia e d’adolescenza, gossip e amarcord, romanzo sentimentale e puttantour a Roma. E i ciechi, che ascoltano soltanto e leggere a volte non sanno, siamo noi.
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