Once there was…Es war einmal…C’era una volta una guerra, che suona più o meno come “c’era una volta un califfo per un un’ora”. Il titolo è volutamente provocatorio. John Steinbeck, scrittore americano versatile e fecondo, si è cimentato con un evento drammatico, la guerra, vissuta in prima persona, in quanto inviato al fronte. Da questa esperienza sono scaturiti una serie di “pezzi”, spesso scritti nei tempi impossibili richiesti dai giornali e in situazioni affatto comode, il cui contenuto non appare invecchiato neppure di un giorno.
“Una volta si soffriva la fame, la tortura, i patimenti più terribili, si uccideva e si moriva, si soffriva e si faceva soffrire, per salvare l'anima, per salvare la propria anima e quella degli altri. Si era capaci di tutte le grandezze e di tutte le infamie, per salvare l'anima. Non la propria anima soltanto, ma anche quella degli altri. Oggi si soffre e si fa soffrire, si uccide e si muore, si compiono cose meravigliose e cose orrende, non già per salvare la propria anima, ma per salvare la propria pelle.[...]. Tutto il resto non conta. Si è eroi per una ben povera cosa, oggi! Per una brutta cosa. La pelle umana è una cosa brutta. Guardate. È una cosa schifosa.
Pola aveva 31.700 abitanti italiani. Esuli, tra 1946 e 1947, furono 28.025. Gli slavo-comunisti occuparono una città fantasma, e con barbara prepotenza la slavizzarono, popolandola di forestieri. Una polesana “rimasta” dialoga, in questo libro, con una polesana vissuta esule tra Firenze e Roma. Ho letto questo libro, ho sofferto, ho sentito una rabbia terrificante, ho amato i miei fratelli esuli di prima, seconda o terza generazione con maggior intensità ancora, se possibile; e ho disprezzato chi s'è spacciato per liberatore, slavo o italiano che fosse, armato di falce e martello, con tutto me stesso. Perché il “liberatore” ha cancellato la storia, e massacrato un popolo, in nome della sua triste ideologia.
“Trieste e l’Istria, abbandonate e tradite nel settembre 1943, sono ancora degne della Patria. La storia risponderà se la Patria è stata degna di loro” (Ercole Miani, “La Resistenza nella Venezia Giulia”)
1952. Poliorcete Visentini da Buie, dalle parti di Umago, Istria, è in fuga, nelle campagne di Gorizia. È in fuga, disperato per non avere patria diversa da quella “catasta di serpenti” che è l'Italia.
Erri De Luca chiude il 2008 inaugurando la collana un racconto per Antigone. Scrive pagine che sono nodo a stringere la memoria intima con quella collettiva. Sceglie la terza persona per raccontare suo padre e il ricordo dei milleduecento giorni di guerra gravati sulla gioventù di quegli anni. Lo fissa in quello scorcio di storia, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre del ’43. In quelle settimane eterne, quando “tutto si giocava di ora in ora.
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